Se penso a quanta gente è entrata e uscita dalla mia vita nell'ultimo decennio, di quante persone non ricordo neanche il nome, di altre ricordo il nome ma non il viso, di altre frasi che mi sono rimaste dipinte addosso, gesti indelebili e sguardi da bucare il granito dietro cui talvolta mi riparo. Ma tant'è, la vita è strana e a volte va accettata più che gestita. Ed ecco che il giro vorticoso di centinaia persone, fatti, luoghi, parole e incombenze quotidiane diventa troppo veloce, l'energia cala e l'attenzione scema (voce del verbo scemare).
Spesso le amicizie scoloriscono e restano tenui tinte di affetto in sospeso. Poco tempo per rispondere ad un sms, per rispondere alle email, per telefonare, che poi ti scordi, che devi far la spesa o il bucato. E poi il lavoro, le scadenze, il meccanico e l'idraulico e il tecnico dell'antenna. E accade che non ci si sente, o ancor più tristemente ci si sente per gli auguri di natale, pasqua, capodanno ed epifania che tutte feste porta via.
Mi accorgo di quante volte mi sono cinicamente rassegnato con distacco ad un allontanamento. Persone che avevano affondato le unghie e accarezzato le orecchie con le loro cose da dire. Che avevano impegnato le mie giornate di risate e allegria. Persone che conoscevano i miei numeri di telefono a memoria. E poi capita che non ci si sente per due o tre giorni, poi per una settimana, per due settimane, poi un mese e poi non ci si sente più. Intenti a non fare drammi, a prendere le cose cosi come vengono. Perchè si rischia di diventare anche in questo schiavi dell'abitudine forse, e cessata questa cessa anche quel che comportava. Un amico.
Penso, forse disturbo, forse ha i cazzi suoi a cui pensare, forse si è fidanzato, forse è impegnato col lavoro, forse sta dipingendo casa, forse ha cambiato sesso, forse è diventato opinionista del Maurizio Costanzo Show... forse forse mille forse che mille volte mi son creato per giustificare la mia disorganizzazione sociale e l'altrui silenzio.
A volte capita anche di svegliarsi bruscamente dal torpore. Cosi come si perdono vecchi amici, purtroppo, può anche capitare che se ne ritrovino altri, fortunatamente. Ma non sempre.
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Renato lo conobbi online, in chat. Una decina di anni fa. Quando ancora si chattava su IRC e le chiacchierate erano lunghe e duravano mesi. In chat, via email. Gli sms non avevano ancora preso piede e il mio etacs dell'epoca stile citofono anni 60 non sapeva neanche cosa fossero. Renato lo conobbi di persona dopo tanto tempo. Una volta mi salvò il culo quando rimasi bloccato alla pompa di benzina in tangenziale a capodimonte col pieno nel serbatoio, il bancomat smagnetizzato a sorpresa e non un soldo in tasca. Mi pagò la benzina e mi portò a mangiare una pizza. Lui tutto elegante all'uscita dal lavoro, io tutto smandrappato all'uscita dal lavoro. Al ritorno cantavamo a squarciagola My Favourite Game dei Cardigans. Era la sua canzone preferita e diventò un po' un tormentone tra noi. Avevo da poco superato i 20 e lui da poco compiuto 28 anni. Ci fu subito simpatia. Era sempre allegro e mi sorrideva senza paura. Come accadeva a volte online si crea sintonia anche prima di guardarsi negli occhi. Capimmo che non sarebbe successo nulla tra noi. Ci sentivamo quasi tutti i giorni, ci si vedeva quando gli impegni non coincidevano troppo, con amici, a bere una cosa in Piazza Bellini. Ci si faceva da spalla con i tipi carini. Poi magari non ci si sentiva per giorni e ci incontravamo per caso in discoteca al sabato e tutto era uguale e rilassato. Poi successe che decisi di partire. Detto fatto, valigie pronte e un paio di amici all'aeroporto in lacrime agli imbarchi. Renato ed io continuammo a sentirci, per gli updates di sorta, come vanno le cose, il lavoro, gli amori, frizzi e lazzi. Ci vedevamo quando ero in vacanza a Napoli. Gli anni passavano e le telefonate diminuivano, le mail sempre più veloci, i messaggi sempre più stringati. Aveva un ragazzo che non avevo conosciuto ancora. Ne ero contento. Gli anni passavano e il silenzio prese il sopravvento. Incuria o impegni, pigrizia o disorganizzazione, quel che sia sia forse lui avrà di meglio da fare. Non sento o vedo Renato da più di due anni.
Ieri sera al bar, tante persone che non conosco, un compleanno di un amico di un amico.
- Ciao, piacere e tanti auguri! Ma io ti conosco, tu sei un amico di Renato.
- Si... sono Flavio. Grazie, vai serviti pure da bere!
Ma che ho detto? penso...
- Ma Flavio e Renato hanno litigato? Non lo sento da un paio di anni a Renato.
- ...Renato non c'è più.
- E' andato via da Napoli? Non lavora più qui?
- No... un incidente. Quasi due anni fa, un frontale di notte. Flavio ancora non si è ripreso del tutto.
E di colpo mi sento un fumante ciocco di merda raggomitolato su se stesso. Puzzo e mi svolazzano intorno tutte le volte che avrei voluto chiamare, scrivere, urlare. Mi scorre avanti agli occhi il video di "
My Favourite Game" dei Cardigans e mi gira lo stomaco.
I don't know what you're looking for
you haven't found it baby, that's for sure
You rip me up and spread me all around
in the dust of the deed of time
tataraaaa tataraaaaaa taaa taaaa
Ciao Renato!