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| Come si fa a spostare l'orizzonte più in la giorni tristi che vai al letto e non ti svesti che non sai bene se resisti come ti va con il cuore che funziona a metà troppo soli sogni diversi e sogni uguali per conquistarci un paio d'ali Vivo, canto e vivo mi perdo e mi ritrovo ma sono sempre io e va bene cosi!! |
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Successo ![]() |
Fantasia
lui lo usa spesso... |
Potere
lui ci prova... |
Se penso a quanta gente è entrata e uscita dalla mia vita nell'ultimo decennio, di quante persone non ricordo neanche il nome, di altre ricordo il nome ma non il viso, di altre frasi che mi sono rimaste dipinte addosso, gesti indelebili e sguardi da bucare il granito dietro cui talvolta mi riparo. Ma tant'è, la vita è strana e a volte va accettata più che gestita. Ed ecco che il giro vorticoso di centinaia persone, fatti, luoghi, parole e incombenze quotidiane diventa troppo veloce, l'energia cala e l'attenzione scema (voce del verbo scemare).
Spesso le amicizie scoloriscono e restano tenui tinte di affetto in sospeso. Poco tempo per rispondere ad un sms, per rispondere alle email, per telefonare, che poi ti scordi, che devi far la spesa o il bucato. E poi il lavoro, le scadenze, il meccanico e l'idraulico e il tecnico dell'antenna. E accade che non ci si sente, o ancor più tristemente ci si sente per gli auguri di natale, pasqua, capodanno ed epifania che tutte feste porta via.
Mi accorgo di quante volte mi sono cinicamente rassegnato con distacco ad un allontanamento. Persone che avevano affondato le unghie e accarezzato le orecchie con le loro cose da dire. Che avevano impegnato le mie giornate di risate e allegria. Persone che conoscevano i miei numeri di telefono a memoria. E poi capita che non ci si sente per due o tre giorni, poi per una settimana, per due settimane, poi un mese e poi non ci si sente più. Intenti a non fare drammi, a prendere le cose cosi come vengono. Perchè si rischia di diventare anche in questo schiavi dell'abitudine forse, e cessata questa cessa anche quel che comportava. Un amico.
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Dopo la somministrazione di X X X X X X X sono stati riportati casi di disturbi gastro intestinali, nausea, pirosi, dolore addominale, vomito, diarrea, cefalea e alterazione del gusto. Sono probabili alcune disfunzioni epatiche con aumento delle transaminasi, sofferenza epatocellulare, epatite colostatica con o senza ittero. Sono stati segnalati casi di insufficienza epatica con esito fatale e reazioni anche in soggetti non allergici che vanno dall'orticaria al rash cutaneo, alla sindrome di Steven-Johnson. Sono stati riportati effetti a carico del sistema nervoso quali vertigini, ansia, insonnia, astenia, confusione mentale, allucinazioni e psicosi. Anche se non è mai stata provata una correlazione certa. Sono stati segnalati casi di comparsa di granulocitopenia e perdita dell'udito. Altri effetti collaterali possono includere: glossiti, stomatiti, candidosi orale. Raramente sono evidenziati casi di aritmia ventricolare compresa tachicardia e la torsade de points. Possono inoltre insorgere superinfezioni da batter super resistenti o da miceti. |
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Lui aveva la mia stessa età. Anche se ad occhio adulto potevamo sembrare perfetti coetanei, lo sguardo di un coetaneo riusciva a cogliere tutti quei particolari che mi facevano sentire ancora in fase di sviluppo.
Quando una persona non è bella di solito la si descrive con un pulito: “simpatico” o “interessante” o in alcuni casi più preoccupanti “affascinante” … ma a quell’età non ci pensavo nemmeno ad affibbiare definizioni cosi assolute e/o fondamentalmente poco me ne fotteva. O ti piace o non ti piace. Punto. Di sicuro Tito era un tocco di manzo già a 14 anni. Alto, robusto, scuro ma cosi scuro che in piscina lo si vedeva chiaramente anche quando nuotava sott’acqua a 5 metri.
Le sue amiche gli facevano tutte il filo, tutte in tiro con le scollature al vento e i ciuffi tenuti su col saratoga. Tito aveva stranamente occhi solo per questo straniero piombato li in quell’ameno paesello e che continuava a girare con l’espressione sperduta. Cominciai a rendermene conto lentamente solo quando Tito stringeva più del dovuto in Vespa. Per le curve, su fino alle piscine, sotto il sole e senza casco. La crema sulle spalle in piscina, stesa col goniometro. Il gelato già scartato con precisione. Le partite a bigliardino sempre e solo in coppia. La sigaretta fumata rigorosamente a metà. Contatto di labbra.
- Ti porto in un posto. Ti piacciono i fiori?
- ...si, non che voglia fare il fioraio da grande.. ma si.
Un cimitero. Tanti fiori, ma non nei vasi, tutt’intorno e tutti avanti. Tutti sul prato antistante. Un prato con fiori in discesa verso il fiume. Il fiume non lontano e il rumore dell’acqua. Lo stupore sul viso. Stupito da un posto cosi, stupito dal fatto che un cimitero potesse essere in un posto cosi perfetto. Perfetto. E preciso sulle labbra. E poi ancora, stesi. E di nuovo sulle panche in riva al fiume. E poi senza fiato dopo la corsa in salita. Con l’alito di sigaretta fumata metà. Un faccia a faccia di tanti anni fa.
Poi di nuovo la sera a casa. 16 anni fa oggi. E fino alla fine dell’estate. Tutti i giorni, trascorsi insieme ad affondare un po per volta con leggerezza le mani in un barattolo di miele. Tornare in città tra gli amici di sempre, tra le solite abitudini, nella propria casa, senza prati e senza fiori… sembrava quasi una punizione.