lunedì, 14 luglio 2008

Ragione e sentimento

"meglio da soli dammi retta, ci ho messo un po a capirlo, un tempo mi innamoravo. Tanti anni fa passavo ore sotto il portone di Vittorio, sul pianerottolo di Mariateresa, mi fidavo di più degli uomoni e delle donne che incontravo. Ora basta. Meno fiducia, più sicurezza, più libertà”
Single per scelta, si dice. Single nella vita. Single come a dire preferisco cucinare per uno, consumare le lenzuola solo da un lato del letto, cambiare le metà delle federe dei cuscini, fare sempre la moka da 2, fare collezione di mollette per richiudere i pacchi della pasta.
Spesso sono gli stessi che si ritrovano notte tempo sul web armati di mouse e buone speranze.  Giù a srotolare hobbies, abitudini, storie di vita, tratti somatici e schede tecniche. Per trovare online l’anima gemella (!?) o semplicemente qualche nuovo amico.
I ritmi, le giornate interminabilmente brevi, gli obblighi irrinunciabili, le incombenze domestiche, impongono traiettorie spesso poco umane. Ci si ferma a riflettere, ti guardi intorno ed in effetti ti sembra di aver raggiunto gran parte delle mete che ti eri prefissato da piccolo. Chiudi gli occhi, li riapri ed eppure sembra che tutto combaci con i sogni e le speranze di qualcun altro. Qualcosa non torna.
Essere single tradotto nel linguaggio di oggi significa sempre più: non mi fido (spesso per chi ci riesce) o non voglio fidarmi del prossimo. Di sovente si arriva a questo genere di comportamento dopo essersi violentati a morte combattendo la propria naturale attitudine alla socialità. E qui iniziano i problemi. Si rischia di confondere libertà con anarchia e indipendenza con solitudine.
Tanti fattori congeniti che durante l’arco della vita sembrano scontati e gratuiti ed a volte essenziali, diventano marginali per scelta forzata. Gli altri, la socialità alterata, gli sgarbi gratuiti, tutti a difendersi contro tutti per rassicurarsi della propria “indipendenza”.
Gli altri li troviamo sempre e dobbiamo re-imparare a conviverci, amarli, gestirli, litigarci, salutarli, invitarli a cena, frequentarli anche se e quando il rischio delusione o disillusione è dietro l’angolo. Ci si ricasca e ci si ripete ancora una volta “ma chi me lo fa fare!? Non voglio scocciature, non voglio intralci, non voglio complicazioni. Meglio conoscenti che amici, meglio qualche storia che pochi amori”
Cocciutamente proviamo a cavarcela senza nessuno. Ci circondiamo di confezioni monodose di carne, pizza, sushi. Tuffati nello sport e nella preparazione atletica che neanche alle olimpiadi si stressano cosi. Abbiamo decine di strumenti per comunicare con gli altri e sempre più spesso si sentono persone giurare odio eterno contro il cellulare, il computer, le chat room, messaggini… e si rischia di identificare l’azione con lo strumento.
Libertà, indipendenza, autosufficienza. Tutto bello e sbrilluccicante da piccoli. Quando cresci bisogna rendersi conto che la libertà si costruisce mattoncino su mattoncino. Ogni mattone è un litigio, una notte brava, una crisi, un nuovo amico, un abbandono. La libertà è un po di tutto questo.
Non è tutto facile quello che accade la fuori, ma se non si impara presto ed in fretta ad interpretare i segnali nella maniera giusta le giornate diventano tanti boomerang, ognuno prende una direzione diversa… ma prima o poi tornano tutti indietro.
E ti beccano in pieno viso.

partorito da: EirKermit alle ore 13:22 | link | commenti (8)
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martedì, 06 novembre 2007

Its nice to be nice

Giovane blogger, neanche due anni sul groppone di questo blog ormai quasi messo in soffitta. Più di una dozzina d'anni dal primo account pstn tin.it, quando l'indirizzo email ti veniva assegnato d'ufficio e le connessioni andavano a 36.8kpbs, per i più fortunati a 56.6kbps. Più passa il tempo e più ho l'impressione che l'incremento di banda a disposizione sia direttamente proporzionale al numero di frustrazioni personali che gli utenti si sentono in dovere di vomitare sulla rete.

Il concetto stesso di sharing on line (nato come file sharing) sembra essere stato ampliato sino all'ultima spiaggia del frustration sharing. Tanti anni fa ogni community online aveva una propria netiquette, un semplice elenco di norme di comportamento dirette a regolare le interazioni pubbliche dei propri utenti, con l'elementare scopo di assicurare a tutti una civile e pacifica fruizione del servizio.

In tanti anni troppe persone hanno imparato a farsi scudo di un monitor, cieco e senza occhi, per scagliarsi contro chiunque capiti a tiro, o nei casi più tristi con una persona in particolare.

Per dare sfogo alle rabbie represse?
Per dare voce alle proprie frustrazioni?
Per comunicare concetti fastidiosi senza incorrere in spiacevoli conseguenze?
Per evitare di fare uso/Per assenza di palle?
Per sfoggiare un falso brillante senso di coraggio?
Per compensare le personali inadeguatezze messe in luce dalla vita quotidiana?
Per autoconvincersi di essere in grado di dire cose che di fronte ad un viso umano si strozzano in gola?
Per sentirsi meno piccoli?

Eppure c'è chi nonostante tutto se ne fotte, e spende la sua faccia, le sue parole, le sue idee per un semplice bisogno di comunicare in modi alternativi, per aggiungere qualcosa alla vita reale. Un blog, una chat, una messaggeria qualsiasi non sono la pubblica piazza in cui svolgere le proprie quotidiane attività sociali. Sono un additivo.

Eppure c'è chi nonostante tutto si dimentica che prima di tutto siamo persone, animali sociali da secoli impegnati a condividere rapporti basati su educazione, rispetto, civiltà.

Sarà che ne ho presi schiaffoni da piccolo, sarà che i miei genitori hanno avuto sempre un occhio di riguardo per le buone maniere e per inculcare nei loro figli un senso di socialità e rispetto per gli altri, sarà che sono un poco poco idealista... ma la maleducazione e l'inutile scortesia non le concepisco, soprattutto a casa mia.

Cancellare un commento non mi costa nulla e mi ci vogliono circa 5 secondi per farlo, indi per cui se sei arrivato a leggere fin qua giù e le domande di prima ancora ti ronzano nella testa... non andare oltre, sei arrivato. Quindi metti la mano sul mouse (quell'aggeggio ambulante di fianco alla tastiera), sposta il puntatore (quella freccettina che non capivi a cosa servisse) sulla X rossa in alto a destra e clicca con forza. 1... 2.... 3! Ciá.


- Siamo tutti fratelli, ma e' difficile stabilire chi sia Caino e chi Abele - E.Biagi

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lunedì, 08 ottobre 2007

Storica+Mente


Era amato e osannato da parte del mondo (in)civilizzato. Amava i baffetti ed era un patito di hair style. Aveva un debole per la pelle chiara, capelli biondi e occhi azzurri. Una passione di tutta una vita la sua. Come il giardinaggio o il decoupage... ognuno ha le proprie fissazioni. A quell'epoca bastava poco a diventare un eroe agli occhi delle moltitudini. Bastava avere istituito almeno una dittatura, avere qualche migliaio di commmilitoni pronti ad esaudire ogni tuo ordine e poi qualche sterminio qui e li. Cose da nulla, che se io so fare bene il ragù nessuno se ne fotte, sapessi magari risanare gli scontenti economici di una repubblica annientata dagli strascichi post-bellici allora si che tutti stenderebbero i tappeti rossi al mio passare.

Era un buontempone! Uno di quelli che ravviva qualsiasi situazione con mille sorprese. Metti che ti andava di fare una doccia... ZAC lui interveniva più veloce di Tati di occhi di gatto e tu stavi li ad aspettare ma l'acqua non usciva mai... a volte pipì di gatto con la cistite, a volte coca cola sfiatata, a volte gas mortale.. insomma quel che gli poteva capitare sotto mano... Lasciava sempre tutti a bocca aperta, a volte anche gli occhi spalancati.

Era un leader! Il suo carisma lo rendeva irrestistibile, era una star, aveva paura che la sua privacy fosse violata. Ma le orde di fans più strani ormai non gli davano pace. Slavi, disabili, rom, omosessuali, ospiti dell'isola dei famosi, disabili mentali, disabili mentali ospiti dell'isola dei famosi, presentatori di reality... tutti lo rincorrevano per strada, e quel poveretto li a gridare in continuazione SHOAH SHOAH ANTATE VIA! LAZZATEMI IN PAZE! ANTATE A MORI' AMMAZZATEN!!

Era un tipo tranquillo nell'intimo del focolare domestico. Eva Robbins Braun e lui passavano le serate avanti al camino sorseggiando nocillo dei balcani e giocando a risiko. Eva lo fece incazzare una sera, la porella imbrogliava in continuazione coi carrarmati. Ne piazzava altri di nascosto mentre Adolf si distraeva guardandosi allo specchio per aggiustarsi il baffetto. Lui decise di non giocare più con lei e di trovarsi altri amichetti. Non si sa bene chi sia stato, ma qualcuno gli disse che i polacchi erano fortissimi a risiko.

Arriva in Polonia, gli volevano un gran bene a sto simpaticone austriaco che arrivò a Stettino un bel giorno. Lo chiamavano Er Puponen! Fece fuori un pò di gente, ma solo i brutti e antipatici.  Quindi sembrò gentile contraccambiare la cortesia con una nomina di cittadino onorario. Il che significava ricevere tutti i servizi pubblici offerti dalla ridente cittadina gratuitamente vita natural durante. Ma poi come spesso capita in casi del genere successero i soliti casini - hai ucciso quello e quell'altro no, e quello era più antipatico di quell'altro, a me quello mi faceva schifo al cazzo e non l'hai ucciso e bla bla bla e tutti a fare un casino manco fosse una guerra mondiale!

Solo poche settimane fa, 6 consiglieri comunali della graziosa cittadina di Stettino hanno pensato bene che 58 anni di cittadinanza onoraria fossero sufficienti e hanno avviato le pratiche per privare il dolce Adolf di questa onorificenza.

A Città del Vaticano non ce ne sono consiglieri comunali vero?


« I mezzi capaci di riportare la più facile vittoria sulla ragione sono il terrore e la forza. » (Adolf Hitler)

partorito da: EirKermit alle ore 21:17 | link | commenti (2)
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giovedì, 04 ottobre 2007

Comune+mente

Me le sto rimboccando eh... 


Ecco ora sono rimboccate. Ma non per scrivere, piu' per affrontare questo lungo ed inesorabile autunno/inverno/primavera che mi si dispiega inverecondo dinanzi alle mie pupille ormai gia' dilatate dallo smog e dagli oscuri presagi nefasti.

Avevo giurato di tornare qui dopo le vacanze. Cosi non e' stato. Ma lo sara'. Lo e'. L'estate non so mai come definirla, questa la definirei appagante anche se di cose appaganti ce ne sono state poche. Forse mi appagano le illuminazioni che sono conseguite dalla mancanza di appagamento. O forse mi hanno illuminato le poche cose appaganti che hanno pagato lo scotto di restare sole.

Mah. Molto piu' semplicemente, largamente e vagamente mi sono autodeluso. Incontrata una persona poco comune come poche, come poche comunemente illuminanti. Ne son rimasto illuminato ma mai folgorato. Triste e nefasto destino dal principio alla fine con svolgimento impeccabile e sempre del giusto tono. Mi hanno appagato le sue premure e mi hanno scalfito le sue lagrime. Rosso di sera bel tempo si avvera. Buio di dentro al camino batte il vento.

Il sale non me lo ricordo piu', vedo tante stelle, intorno a me, qualche cometa del firmamento griffato ma niente soli a far crescere e maturare i pomodori. Che poi si sa verdi e fritti son buoni ma malinconici.

E io qui. Tra la gente.

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martedì, 07 agosto 2007

Final+Mente

Ce l'ho fatta. E' arrivato il momento di riposarsi. Da bravo italiano medio me ne vado in ferie in agosto. E forse proprio perchè questo è l'unico momento dell'anno in cui ci si prende una "pausa" a me, piuttosto che a capodanno viene da fare un leggero bilancio. E senza scadere nel sessual-politico-esistenzialista-fatalista gli stati d'animo dell'ultimo anno sono stati (e non in ordine cronologico):

Smarrimento
Frustrazione
Senso di abbandono
Allegria
Compiacimento
Sorpresa
Tristezza
Successo
Compassione
Rassegnazione
Delusione

Alla fin dei conti con uno spettro di emozioni cosi completo dovrei ritenermi soddisfatto. E considerato che quest'ultimo anno è stato come un 78mo quadro di Lemmings giocato a livello Mayem (per chi se lo ricorda) e sono riuscito ad arrotolarmi tutte ste cose con santa pazienza nella panza. Messo alla prova e sopravvissuto anche se con vistose ripercussioni sul già precario stato mentale.

  
   Come si fa
   a spostare l'orizzonte più in la
   giorni tristi
   che vai al letto e non ti svesti
   che non sai bene se resisti
   come ti va
   con il cuore che funziona a metà
   troppo soli
   sogni diversi e sogni uguali
   per conquistarci un paio d'ali
   Vivo, canto e vivo
   mi perdo e mi ritrovo
   ma sono sempre io
                            e va bene cosi!!

Protagoniste alcune persone che hanno permesso alle biglie del mio flipper di girare e girare e girare: alcune sono state eliminate, alcune sono state premiate, alcune sono state scoperte, alcune sono state abbracciate. Ma fin tanto che le biglie hanno girato sul piano io ho raccolto punti! E come è vero... in natura nulla si crea e nulla si distrugge e se c'è una cosa in cui credo ciecamente è all'esistenza di un possibilistico equilibrio socio-naturale.

Chiudo, parto, tornerò, non so ancora quando ma torno torno. A settembre si ricomincia, mi rimboccherò le maniche a palloncino e via.

Per ora... Hasta la vista a todos. Se qualcuno mi dovesse intravedere in spiaggia in stato semi-comatoso con funzioni vitali pressocchè nulle, VI PREGO, asciugatemi il rivoletto di saliva secca agli angoli della bocca.

Piripì. Buone vacanze a tutti quanti. Spagnoli e non.


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giovedì, 02 agosto 2007

Scientifica+Mente

Da un articolo del Corriere Della Sera.it secondo Renzo Cianfanelli:

Secondo uno studio canadese appena pubblicato, la lunghezza del dito indice rispetto all'anulare è indicativa del livello di aggressività, nel senso che se l'indice è più corto, il soggetto è biologicamente programmato per essere di temperamento più propenso a passare a vie di fatto. La correlazione è emersa da una ricerca condotta nell'università dell'Alberta (Canada Occidentale) dalla quale risulta che gli individui con il dito indice di lunghezza inferiore sono anche i più aggressivi. La curiosa circostanza, riferita in una relazione appena pubblicata dalla rivista scientifica Biological Psicology, secondo il dottor Peter Hurd, autore dello studio, si spiegherebbe con la maggiore o minore quantità di testosterone assimilato dal feto nell'utero materno. (31/07/07)

La prima reazione è quella di controllarsi la mano. Poi la si vorrebbe controllare a tutti i colleghi e vicinato. Poi ci si domanda quanto ce l'abbiano grosso (l'indice) personaggi tipo Bossi, Sgarbi e Maria Giovanna Elmi.

Una sola cosa mi sembra indiscussa, la lunghezza del dito medio mi sembra ininfluente ai fini scientifici. Il dito medio si usa per altro. E mai quanto in questi giorni di caldo, stress e conto alla rovescia per le ferie, viene di sovente sbandierato in tutti i suoi 9,5 cm di sfacciata lunghezza. E in tempi in cui persino il termine "vaffanculo" viene considerato lecito, questa pratica viene apprezzata da personaggi di successo, di fantasia e di potere.


Successo
Fantasia
lui lo usa spesso...
 
Potere
lui ci prova...
Ma se il dito indice è indice di aggressività, il dito medio media tra la necessità di picchiare ferocemente l'interlocutore e sfancularlo a gran voce??


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mercoledì, 01 agosto 2007

Cinica+Mente

Se penso a quanta gente è entrata e uscita dalla mia vita nell'ultimo decennio, di quante persone non ricordo neanche il nome, di altre ricordo il nome ma non il viso, di altre frasi che mi sono rimaste dipinte addosso, gesti indelebili e sguardi da bucare il granito dietro cui talvolta mi riparo. Ma tant'è, la vita è strana e a volte va accettata più che gestita. Ed ecco che il giro vorticoso di centinaia persone, fatti, luoghi, parole e incombenze quotidiane diventa troppo veloce, l'energia cala e l'attenzione scema (voce del verbo scemare).

Spesso le amicizie scoloriscono e restano tenui tinte di affetto in sospeso. Poco tempo per rispondere ad un sms, per rispondere alle email, per telefonare, che poi ti scordi, che devi far la spesa o il bucato. E poi il lavoro, le scadenze, il meccanico e l'idraulico e il tecnico dell'antenna. E accade che non ci si sente, o ancor più tristemente ci si sente per gli auguri di natale, pasqua, capodanno ed epifania che tutte feste porta via.

Mi accorgo di quante volte mi sono cinicamente rassegnato con distacco ad un allontanamento. Persone che avevano affondato le unghie e accarezzato le orecchie con le loro cose da dire. Che avevano impegnato le mie giornate di risate e allegria. Persone che conoscevano i miei numeri di telefono a memoria. E poi capita che non ci si sente per due o tre giorni, poi per una settimana, per due settimane, poi un mese e poi non ci si sente più. Intenti a non fare drammi, a prendere le cose cosi come vengono. Perchè si rischia di diventare anche in questo schiavi dell'abitudine forse, e cessata questa cessa anche quel che comportava. Un amico.  

Penso, forse disturbo, forse ha i cazzi suoi a cui pensare, forse si è fidanzato, forse è impegnato col lavoro, forse sta dipingendo casa, forse ha cambiato sesso, forse è diventato opinionista del Maurizio Costanzo Show... forse forse mille forse che mille volte mi son creato per giustificare la mia disorganizzazione sociale e l'altrui silenzio.

A volte capita anche di svegliarsi bruscamente dal torpore. Cosi come si perdono vecchi amici, purtroppo, può anche capitare che se ne ritrovino altri, fortunatamente. Ma non sempre.

 
Renato lo conobbi online, in chat. Una decina di anni fa. Quando ancora si chattava su IRC e le chiacchierate erano lunghe e duravano mesi. In chat, via email. Gli sms non avevano ancora preso piede e il mio etacs dell'epoca stile citofono anni 60 non sapeva neanche cosa fossero. Renato lo conobbi di persona dopo tanto tempo. Una volta mi salvò il culo quando rimasi bloccato alla pompa di benzina in tangenziale a capodimonte col pieno nel serbatoio, il bancomat smagnetizzato a sorpresa e non un soldo in tasca. Mi pagò la benzina e mi portò a mangiare una pizza. Lui tutto elegante all'uscita dal lavoro, io tutto smandrappato all'uscita dal lavoro. Al ritorno cantavamo a squarciagola My Favourite Game dei Cardigans. Era la sua canzone preferita e diventò un po' un tormentone tra noi. Avevo da poco superato i 20 e lui da poco compiuto 28 anni. Ci fu subito simpatia. Era sempre allegro e mi sorrideva senza paura. Come accadeva a volte online si crea sintonia anche prima di guardarsi negli occhi. Capimmo che non sarebbe successo nulla tra noi. Ci sentivamo quasi tutti i giorni, ci si vedeva quando gli impegni non coincidevano troppo, con amici, a bere una cosa in Piazza Bellini. Ci si faceva da spalla con i tipi carini. Poi magari non ci si sentiva per giorni e ci incontravamo per caso in discoteca al sabato e tutto era uguale e rilassato. Poi successe che decisi di partire. Detto fatto, valigie pronte e un paio di amici all'aeroporto in lacrime agli imbarchi. Renato ed io continuammo a sentirci, per gli updates di sorta, come vanno le cose, il lavoro, gli amori, frizzi e lazzi. Ci vedevamo quando ero in vacanza a Napoli. Gli anni passavano e le telefonate diminuivano, le mail sempre più veloci, i messaggi sempre più stringati. Aveva un ragazzo che non avevo conosciuto ancora. Ne ero contento. Gli anni passavano e il silenzio prese il sopravvento. Incuria o impegni,  pigrizia o disorganizzazione, quel che sia sia forse lui avrà di meglio da fare. Non sento o vedo Renato da più di due anni.

Ieri sera al bar, tante persone che non conosco, un compleanno di un amico di un amico.

- Ciao, piacere e tanti auguri! Ma io ti conosco, tu sei un amico di Renato.
- Si... sono Flavio. Grazie, vai serviti pure da bere!


Ma che ho detto? penso...

- Ma Flavio e Renato hanno litigato? Non lo sento da un paio di anni a Renato.
- ...Renato non c'è più.
- E' andato via da Napoli? Non lavora più qui?
- No... un incidente. Quasi due anni fa, un frontale di notte. Flavio ancora non si è ripreso del tutto.


E di colpo mi sento un fumante ciocco di merda raggomitolato su se stesso. Puzzo e mi svolazzano intorno tutte le volte che avrei voluto chiamare, scrivere, urlare. Mi scorre avanti agli occhi il video di "My Favourite Game" dei Cardigans e mi gira lo stomaco.

I don't know what you're looking for
you haven't found it baby, that's for sure
You rip me up and spread me all around
in the dust of the deed of time
tataraaaa tataraaaaaa taaa taaaa

Ciao Renato!

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martedì, 31 luglio 2007

FarmacoILlogico

Medico dicet, Io ingurgit. Poi leggo il fogliettino maledetto, che di solito butto più per paura che per ingombro.

Citazione testuale:

Dopo la somministrazione di X X X X X X X sono stati riportati casi di disturbi gastro intestinali, nausea, pirosi, dolore addominale, vomito, diarrea, cefalea e alterazione del gusto. Sono probabili  alcune disfunzioni epatiche con aumento delle transaminasi, sofferenza epatocellulare,  epatite colostatica con o senza ittero. Sono stati segnalati casi di insufficienza epatica con esito fatale e reazioni anche in soggetti non allergici che vanno dall'orticaria al rash cutaneo, alla sindrome di Steven-Johnson. Sono stati riportati effetti a carico del sistema nervoso quali vertigini, ansia, insonnia, astenia, confusione mentale, allucinazioni e psicosi. Anche se non è mai stata provata una correlazione certa. Sono stati segnalati casi di comparsa di granulocitopenia e perdita dell'udito. Altri effetti collaterali possono includere: glossiti, stomatiti, candidosi orale. Raramente sono evidenziati casi di aritmia ventricolare compresa tachicardia e la torsade de points. Possono inoltre insorgere superinfezioni da batter super resistenti o da miceti.

Ora... partendo dal presupposto che metà dei su elencati erano già presenti (confusione, allucinazioni e psicosi per dirne qualcuna), quanto tempo dovrò attendere fino a che si manifestino inesorabilmente anche tutte le altre?

Mi sa che cambio medico... oppure la prossima volta vado a brucare erbe mediche al bosco di capodimonte. Anche se non so cos'è .... però la sindrome di Steven-Johnson fa taaaaaanto chic.

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venerdì, 27 luglio 2007

Rose Rosse Per Me

Oggi accanto al monitor in ufficio c'è una rosa. Ce l'ho messa io. Facciamo un passo indietro.



Stamattina mi sveglio, come al solito, rincoglionito dal caldo degli ultimi giorni. Mi butto sotto la doccia senza neanche chiedermi che giorno sia. MI vesto di fretta perchè appena realizzo che giorno sia mi accorgo di essere in ritardo, come al solito. Inizio a mettere di tutto nella borsa nel tentativo di non dimenticare qualcosa, come al solito. Corro per il corridoio, apro la porta, esco e chiamo l'ascensore. Dopo 2 secondi torno indietro perchè ho dimenticato il casco, come al solito. Finalmente scendo. Saluto il portiere. Lui grugnisce qualcosa, come al solito. Mi infilo gli auricolari e il casco, tolgo la catena allo scooter e poi finalmente noto qualcosa di insolito.

A bocca spalancata vedo una busta appesa al gancio del retro scudo. Contenuto: Una rosa rossa (in foto), un caffè, un cornetto alla crema, una lettera.

Un attentato terroristico con un cornetto bomba? No... però un botto io l'ho sentito. Solo io.

partorito da: EirKermit alle ore 11:58 | link | commenti (13)
categorie: telenovelas, che vita é
mercoledì, 25 luglio 2007

50 very special

Lui aveva la mia stessa età. Anche se ad occhio adulto potevamo sembrare perfetti coetanei, lo sguardo di un coetaneo riusciva a cogliere tutti quei particolari che mi facevano sentire ancora in fase di sviluppo.

La fitta peluria sul labbro superiore e un accenno sugli zigomi, il pomo d’adamo appena pronunciato che andava su e giu quando andavamo a bere la granita al bar in piazza, la camminata da calciatore con le gambe robuste e leggermente curve e quella sicurezza nel parlare con le ragazze.

A 14 anni nulla sembra facile. Un’estate intera lontano dalla città, solo con papà con cui avevo poca confidenza, sembrava quasi una punizione.  Il vespino special rendeva tutto meno pesante. Le colline da esplorare, l’odore di erba bruciata al sole, la completa spensieratezza, il dolce far nulla e questo amico nuovo da scoprire.

Quando una persona non è bella di solito la si descrive con un pulito: “simpatico” o “interessante” o in alcuni casi più preoccupanti “affascinante” … ma a quell’età non ci pensavo nemmeno ad affibbiare definizioni cosi assolute e/o fondamentalmente poco me ne fotteva. O ti piace o non ti piace. Punto. Di sicuro Tito era un tocco di manzo già a 14 anni. Alto, robusto, scuro ma cosi scuro che in piscina lo si vedeva chiaramente anche quando nuotava sott’acqua a 5 metri.

Le sue amiche gli facevano tutte il filo, tutte in tiro con le scollature al vento e i ciuffi tenuti su col saratoga. Tito aveva stranamente occhi solo per questo straniero piombato li in quell’ameno paesello e che continuava a girare con l’espressione sperduta. Cominciai a rendermene conto lentamente solo quando Tito stringeva più del dovuto in Vespa. Per le curve, su fino alle piscine, sotto il sole e senza casco. La crema sulle spalle in piscina, stesa col goniometro. Il gelato già scartato con precisione. Le partite a bigliardino sempre e solo in coppia. La sigaretta fumata rigorosamente a metà. Contatto di labbra.

- Ti porto in un posto. Ti piacciono i fiori?

- ...si, non che voglia fare il fioraio da grande.. ma si.

Un cimitero. Tanti fiori, ma non nei vasi, tutt’intorno e tutti avanti. Tutti sul prato antistante. Un prato con fiori in discesa verso il fiume. Il fiume non lontano e il rumore dell’acqua. Lo stupore sul viso. Stupito da un posto cosi, stupito dal fatto che un cimitero potesse essere in un posto cosi perfetto. Perfetto. E preciso sulle labbra. E poi ancora, stesi. E di nuovo sulle panche in riva al fiume. E poi senza fiato dopo la corsa in salita. Con l’alito di sigaretta fumata metà. Un faccia a faccia di tanti anni fa. 

Poi di nuovo la sera a casa. 16 anni fa oggi. E fino alla fine dell’estate. Tutti i giorni, trascorsi insieme ad affondare un po per volta con leggerezza le mani in un barattolo di miele. Tornare in città tra gli amici di sempre, tra le solite abitudini, nella propria casa, senza prati e senza fiori… sembrava quasi una punizione.


partorito da: EirKermit alle ore 14:36 | link | commenti (18)
categorie: telenovelas, che vita é, frociology

** AVVERTENZE ** Trattasi di pensieri sparsi e talvolta inutili. Questo blog non si prefigge il compito di rappresentare in alcun modo un mezzo di informazione giornalistica. La Rana declina ogni responsabilita', rifiuta ogni lamentela e/o risentimento che possano derivare dalla lettura di nomi, cose, fatti, persone esistite o esistenti che restano - in quanto virtualmente generati - VIRTUALI e lasciati all'etere. Qui confinati. Per dirla in parole povere: OGNI RIFERIMENTO E' PURAMENTE CASUALE.

Chi sono

Blogger: EirKermit
Nome: Moi
deep inside: Rana ... verde ... e con poteri Jedi. Al di fuori invece: umanoide sopravvissuto ai mass media degli anni 80 con tendenze skizoidi alla scrittura senza senso.

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