Dopo la somministrazione di X X X X X X X sono stati riportati casi di disturbi gastro intestinali, nausea, pirosi, dolore addominale, vomito, diarrea, cefalea e alterazione del gusto. Sono probabili alcune disfunzioni epatiche con aumento delle transaminasi, sofferenza epatocellulare, epatite colostatica con o senza ittero. Sono stati segnalati casi di insufficienza epatica con esito fatale e reazioni anche in soggetti non allergici che vanno dall'orticaria al rash cutaneo, alla sindrome di Steven-Johnson. Sono stati riportati effetti a carico del sistema nervoso quali vertigini, ansia, insonnia, astenia, confusione mentale, allucinazioni e psicosi. Anche se non è mai stata provata una correlazione certa. Sono stati segnalati casi di comparsa di granulocitopenia e perdita dell'udito. Altri effetti collaterali possono includere: glossiti, stomatiti, candidosi orale. Raramente sono evidenziati casi di aritmia ventricolare compresa tachicardia e la torsade de points. Possono inoltre insorgere superinfezioni da batter super resistenti o da miceti. |
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Lui aveva la mia stessa età. Anche se ad occhio adulto potevamo sembrare perfetti coetanei, lo sguardo di un coetaneo riusciva a cogliere tutti quei particolari che mi facevano sentire ancora in fase di sviluppo.
Quando una persona non è bella di solito la si descrive con un pulito: “simpatico” o “interessante” o in alcuni casi più preoccupanti “affascinante” … ma a quell’età non ci pensavo nemmeno ad affibbiare definizioni cosi assolute e/o fondamentalmente poco me ne fotteva. O ti piace o non ti piace. Punto. Di sicuro Tito era un tocco di manzo già a 14 anni. Alto, robusto, scuro ma cosi scuro che in piscina lo si vedeva chiaramente anche quando nuotava sott’acqua a 5 metri.
Le sue amiche gli facevano tutte il filo, tutte in tiro con le scollature al vento e i ciuffi tenuti su col saratoga. Tito aveva stranamente occhi solo per questo straniero piombato li in quell’ameno paesello e che continuava a girare con l’espressione sperduta. Cominciai a rendermene conto lentamente solo quando Tito stringeva più del dovuto in Vespa. Per le curve, su fino alle piscine, sotto il sole e senza casco. La crema sulle spalle in piscina, stesa col goniometro. Il gelato già scartato con precisione. Le partite a bigliardino sempre e solo in coppia. La sigaretta fumata rigorosamente a metà. Contatto di labbra.
- Ti porto in un posto. Ti piacciono i fiori?
- ...si, non che voglia fare il fioraio da grande.. ma si.
Un cimitero. Tanti fiori, ma non nei vasi, tutt’intorno e tutti avanti. Tutti sul prato antistante. Un prato con fiori in discesa verso il fiume. Il fiume non lontano e il rumore dell’acqua. Lo stupore sul viso. Stupito da un posto cosi, stupito dal fatto che un cimitero potesse essere in un posto cosi perfetto. Perfetto. E preciso sulle labbra. E poi ancora, stesi. E di nuovo sulle panche in riva al fiume. E poi senza fiato dopo la corsa in salita. Con l’alito di sigaretta fumata metà. Un faccia a faccia di tanti anni fa.
Poi di nuovo la sera a casa. 16 anni fa oggi. E fino alla fine dell’estate. Tutti i giorni, trascorsi insieme ad affondare un po per volta con leggerezza le mani in un barattolo di miele. Tornare in città tra gli amici di sempre, tra le solite abitudini, nella propria casa, senza prati e senza fiori… sembrava quasi una punizione.
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"ma quando poi te ne accorgi è troppo tardi e allora sei fottuto" Me l'ha detto un'amica qualche giorno fa. Io non me ne ero accorto fino ad allora.
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Quando poi l'impasto inizia ad indurirsi meglio aggiungere un tocco di leggerezza, un bicchiere di sorrisi a velo e uno scroscio di risate. E allora le mani iniziano di nuovo a scivolare senza intoppi. Consumare a varie riprese sembra lungo e poco pratico ma è di gran lunga meglio quando si fa colazione e pranzo a letto.
Smania che non mi prendeva da tempi dimenticati. Le mani non stanno ferme e cercano i solchi che si sono procurate. Fin quando non si accavallano con altri solchi, altri segni non loro, non miei. E nonostante lo sapessero, nonostante li si conoscessero non riescono a diventare bene accetti. Come interscambi ferroviari creano confusione e disorientamento. E allora mi lascio guidare, accellero e rallento, vario il ritmo e la velocità ma non decido la direzione. Non posso e non vorrei. Almeno per ora. Almeno fin quando c'è una persona che può decidere la destinazione e che mi fa sentire passeggero sul mio treno.
Scappo, fuggo, torno... chi lo sa.